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2月11日 La Parigi del Sud America - Buenos Aires - Novembre 2005Qui si arriva e da qui si riparte. Sempre.
Lo hanno fatto milioni di emigranti.
Cercare il quartiere de La Boca è trovare un po' Genova. I tifosi della squadra di questo angolo di Buenos Aires, il Boca Juniors, si chiamano xeneixi, in omaggio agli abitanti della mia città che fondarono la squadra ed il quartiere.
Si dice che gli argentini siano figli delle navi, ciò a dimostrazione del miscuglio di razze, vite, viaggi che trovi sui volti degli abitanti della Capital Federal.
Nel Caminito ascolti il tango e lo vivi, disegni mentalmente le figure che creano i passi della danza della passione, mentre il bandonion intreccia note cariche di malinconia, stemperata nei colori delle lamiere che ricoprono le case.
Ti volti verso quei colori e trovi angoli di Europa, mercatini, souvenir e dehors che invitano ad una pausa e dall'altra parte, beh, dall'altra il mare di speranza e nostalgia.
Torni verso il centro in autobus e se è caldo l'autista viaggia con le porte aperte, salutandoti quando sali ed approffitando di una sosta al semaforo per comprare una bibita e risalire.
Buenos Aires è la città delle Avenidas, della strada più grande del mondo, dove non si riescono a leggere le insegne dall'altra parte del marciapiede e dove attraversare a volte costa due semafori di attesa.
E' la città della Casa Rosada, dei desaparecidos, de Las Madres de Placa de Majo degli eleganti quartieri residenziali e dei cartoneros, i vecchi-nuovi poveri che di sera raccolgono i cartoni inumiditi dallo sgocciolio dei condizionatori d'aria di vecchio tipo, quelli con il buco nel vetro. Poi se ne vanno con i loro carretti o con la soma sulle spalle, via, lontano anni luce dai cinema ed i locali del centro.
Come si fa a non sentire l'amaro in fondo alla gola, in questa città così immensa da cancellare buona parte di un'intera generazione di giovani uomini e donne scomparsi per aver deciso di opporsi ad una spietata dittatura.
E allora ti chiedi chi siano gli argentini e vai a cercarli al Museo degli emigranti, dove trovi i ricordi di chi è partito, la memoria di intere famiglie, dinastie di proprietari terrieri, coloni che hanno costruito la loro vita e la loro fortuna in questo Paese, per poter voltare pagina.
E' difficile, da qui, pensare ad una città che nel corso degli anni ha versato così tanto sangue, molto più copioso delle lacrime e del sudore speso da chi ha fatto fortuna.
Ed in mezzo a tutto questo sangue versato c'è chi ha incominciato a camminare, perché erano vietati gli assembramenti.
Camminavano in circolo, indossando le pezze che fasciavano i loro figli da piccoli sulla testa, come un copricapo, in una sorta di orgoglioso foulard che è diventato un simbolo: quello delle Madri di Piazza de Majo.
Se le fai a trovare, trovi tanto colore, cultura, una libreria, un caffé con i dolci e le torte fatte in casa, la loro università. Vari Presidenti si sono succeduti nel corso degli anni, ma loro sono là. Erano là nel 2002, a pestare sui fondi delle pentole dell'ultima crisi che sembrava aver definitivamente messo in ginocchio l'Argentina.
Si sono opposte alla restaurazione delle caserme dove i loro figli sono stati torturati prima di essere uccisi. Non vogliono musei dell'orrore, voglio spazi allegri, culturali, musicali, che possano trasmettere amore e futuro ai bambini di Argentina.
E poi a Buenos Aires arriva la domenica, e la festa di Mataderos.
Un lungo viaggi in autobus ti porta chissà dove dall'altra parte della città, nel quartiere dove i gauchos celebrano le loro tradizioni. la Feria de Mataderos, dove musica, balli, ristoranti, bancarelle di souvenirs scandiscono il ritmo di queste domeniche.
Tutto questo è Buenos ed immagino che ci sia ancora molto da scoprire.
E allora, mentre il taxi ti riporta in aeroporto, cercando di superare un paro, uno sciopero, l'ultimo pensiero va ancora una volta, alla lotta in questa terra di conquista: Hasta Siempre, Comandante! 2月4日 Un muro d'acqua - Cascate di Iguazù - novembre 2005Una striscia di terra rossa in mezzo alla giungla, un panorama strappato ad un fumetto di Mister No.
L'aereo si abbassa ed improvvisamente si intravvede una nuvola di vapore che sale dalla selva.
L'aereoporto è piccolo, ma accogliente. Da qui, dopo una certa ora, per arrivare a Porto Iguazù si deve prendere un taxi.
Al centro della piccola città c'è la stazione degli autobus da dove partono i colectivos per le destinazioni di questo immenso Paese ed i bus per la visita alle cascate.
Il Brasile è ad un passo ma i volti, la lingua, il cibo, la musica e la vita in generale cambiano.
Le due città delle cascate, Porto Iguazu, Argentina e Foz de Iguacu, Brasile, sono gemelle soltanto nel nome. Una piccola città in crescita la prima e una città già troppo cresciuta la seconda.
Si dice che le cascate siano argentine ma il panorama brasiliano.
Siamo nel mezzo di un crocevia di razze, ricchezza e povertà, in quel grande disegno che è il Sud-America, scolpito in questo suo angolo dal fiume Paranà.
I territori di confine, in tutti i Paesi del mondo sono posti un po' strani, e la zona di Iguazù non è da meno.
L'acqua scorre, invade, ed irrompe con tutta la sua forza. Nulla qui può contrastarla, ma solo assecondarla e seguirne il corso lungo i sentieri ed i ponti dei parchi nati per proteggerla ed osservarla.
Del popolo dei Guaranies, che vevano nella selva rimangono poche unità, che cercano di conservare l'idioma e le usanze.
Porto Iguazu, quando cala la sera, si anima. I negozi aprono, i gestori si accomodano sulle sedie pieghevoli ed ai loro piedi c'è l'immancabile thermos con l'acqua per il mate.
Le verande dei bar si affollano e sui tavoli compaiono i contenitori di polistirolo per tenere in fresco le Quilmes, le birre locali.
Qui si viene soltanto per attendere il giorno dopo, in cui si visiteranno le cascate, e quasi non si ha il tempo di apprezzare questa strano silenzio.
Porto Iguazù passa e va, come l'acqua del suo fiume e delle sue cascate.
l'isola di VenereSi dice che Venere sia nata qui, almeno lo dicono i greci...
Arrivare a Kitira con lo zaino in spalla non è semplice. Tutti seguono la rotta delle cicladi, puntini sparsi nel mare blu della Grecia.
Beh, basta cambiare rotta, attendere che un treno parta da Patrasso e poi prendere un traghetto.
Si entra in contatto con la Grecia più semplice e piena di paesini e tranquillità. Al porto si prende un taxi e si raggiunge l'unico campeggio del villaggio e poi... poi il mare!
Niente caos, un villaggio, qualche ristorante, una chitarra e piccole baie da esplorare con un pedalò. L'affitto di una moto aiuta per immergersi tra gli ulivi, tra i grilli e delle cicale.
Un agosto ed un mare diversi e se c'è anche una chitarra per passare le sere sulla spiaggia, il gioco è fatto.. basta poco per sentirsi .. Venere! |
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