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日志


7月2日

Islanda 2000 - Viaggio dentro il vulcano

Lasciando le Far Oer (e lo scrivo più o meno come si pronuncia) o si torna indietro, ma bisogna attendere una nave di ritorno e la nave è sempre quella, la Norrona (la "o" è barrata) che ogni tanto sparisce in cantiere per "tapulli vari" o si va avanti e "avanti" c'è l'Islanda.
Chi pensa di andarci per vedere i gaysers e/o i vulcani sbaglia: l'Islanda, di fatto "è" un enorme vulcano. E ci si finisce dentro, senza nemmeno rendersene conto.  
La nave arriva nella parte orientale, a Seydisfjordur dopo circa 24 ore di navigazione dalle Isole Faroe, tempo che si può impiegare tentando di imparare i nomi dei luoghi, che sembrano formule magiche, tanto anche se li pronunciate non succederà nulla, perché nessun islandese capirà quello che dite. Un po' come quando gli inglesi provano a pronunciare "Zoagli": viene fuori una cosa del tipo "Zogali" o giù di lì. Voi capireste? No. Bene. Neanche gli islandesi.
Se riuscite a farvi capire, optate per la carriera di interpreti.
Altra stranezza: gli islandesi, nel loro vocabolario non usano parole straniere. Chissà come chiamano il computer...
Fratelli e sorelle non hanno lo stesso cognome. E così a fronte di un Rossison, avremo una Rossidottir, perché utilizzano la radice del cognome del padre e ci attaccano il termine "figlio" o "figlia" di.
Ulteriore stranezza: gli islandesi non cucinano lo squalo, lo macerano nella sabbia. Al limite, se non sapete cosa fare e vi mprovvisate attori provetti, svenendo per evitare la prelibatezza, vi metteranno sotto il naso lo squalo stesso: l'odore d'ammoniaca che sprigiona, farebbe rinvenire anche un individuo in coma etilico, status che, nel frattempo, potrete raggiungere splendidamente con la morte nera, una sorta di acquavite che il governo ad un certo punto avrebbe anche voluto proibire, ma non c'è riuscito. La popolazione di tutta l'isola è insorta ed ha marciato su Reykjavik (altrimenti come fanno a digerire lo squalo putrefatto da 3-6 mesi di sabbia?)
Allora meglio optare per il campeggio, visto il cibo e visti i prezzi in generale.
Quando si arriva con l'auto, meglio dichiarare canne da pesca e attrezzatura in generale, perché tutto deve essere disinfettato.
L'isola tra Europa ed America, infatti, non ha tutti i batteri che abbiamo noi e se ne guarda bene dall'importarli.
Per questo motivo dimenticatevi di affettare il salame di Sant'Olcese e farvi un panino sulla nave, immersi nel vento e con sguardo duro stile "Fisherman Friends". Se lo aprite, meglio buttarlo in pasto ai pesci prima di mettere piede sulla terraferma. Dai, sarebbe una figuraccia farsi sequestrare il salame e vederlo buttare vita come se fosse un alimento contaminato...
Un'altra cosa interessante quando si arriva in Islanda, è l'impatto con i mezzi meccanici che si incontrano lungo la strada: i tedeschi sono di gran lunga i meccanici migliori. Impiegano mesi ad assemblare motori inscatolandoli in lamiere che assumono forme e contorni da autoblindi da video-games. Servono per resistere alle piste, che al mattino presto sono quasi carozzabili e verso sera, in estate, quando il sole scioglie la neve dei ghiacciai, diventano fiumi a volte consistenti. Al ritorno si butta via ciò che resta.
Invece gli islandesi ad assemblare le automobiline non ci pensano neanche: hanno già i pick-up alti, fatti su misura per loro che escono così dalle fabbriche. Dura vedere una Fiat e anche se così fosse, sarebbe irriconoscibile (magari è un bene...).
D'estate fuori l'auto e dentro la motoslitta e d'inverno l'esatto contrario. Il gioco è fatto.
E così durante la bella stagione la golden ring islandese vede transitare i mezzi più strani, con buona pace degli islandesi, che si mettono in moto il fine settimana per ripopolare i parchi ed i campeggi, armati di barbecue già pronti, vassoi di alluminio completi di carbonella e carne aromatizzata a cifre stellari.
Usciti dal porto di Seydisfjordur si può scegliere se intraprendere il tour dell'isola in senso orario o anti-orario.
Io aveo scelto di farlo in senso orario, unicamente perché era il senso della guida, altrimenti avrei dovuto incominciare a leggerla a ritroso.
Ma è nei campeggi islandesi che uno forgia la propria resistenza al freddo, anche quando fa caldo...
Il posto è vagamente umido, sarà tutto il vapore, i ghiacciai, i vulcani che fanno condensa, ma non importa, perché tutti questi elementi, come avessero stretto una sorta di patto tra loro, ed fossero riusciti a far convivere il fuoco ed il ghiaccio, concorrono a creare i colori meravigliosi di questo posto che nello spazio di pochi chilometri, ci riporta all'era glaciale, per calarci poi in un romanzo di Verne, passando per la spaccatura della dorsale atlantica: da una parte la placca continentale nord-europea e dall'altra quella americana. Ed  è proprio qui che lo spirito islandese si divide tra i fan degli Stati Uniti e quelli dell'Europa, anche se qui quel che succede nel vecchio continente, violenza compresa, sembra arrivare con la forza di un'eco smorzata.
All'epoca del viaggio, le mamme lasciavano tranquillamente le carrozzine (a tenuta stagna) incustodite fuori dai bar, mentre loro si intrattenevano piacevolmente a conversare. Chissà... magari i bambini crescono più svegli, visto che a 10 anni posseggono già carte di credito che transitano nelle macchinette dei MacDonald alla velocità della luce.
Gli islandesi sembrano essere uno dei popoli più tecnologicamente avanzati d'Europa. Ti credo. Senza luce diurna per un tot di mesi, senza grandi città e con spazi tra i luoghi abitati quasi completamente insuperabili durante l'inverno, se non hanno uno straccio di computer s'impiccano. Non è che possono sbronzarsi con la morte nera per tutto l'inverno per passare il tempo...
Ma appena possono gli islandesi si riversano fuori delle loro abitazioni: e come non farlo, quando si può scegliere di scarpinare sul Vatnajokull, per volume il più grande ghiacciaio d'Europa, o di fare una gita alla Caldera dell'Askia, o vagabondare nel Laki, immersi in un paesaggio lunare, o scegliere di incamminarsi verso una delle tante cascate (e qui Svartifoss la fa da padrona), o sulle scogliere per ammirare dall'alto le spiagge nere, o il sandun, la lava che va verso valle e diventa una pianura scura, solcata da piccoli fiumi, quasi fosse un delta.... o semplicemente passeggiare, in mezzo al cotone artico, mosso dal vento.
E' una terra strana, quest'isola sospsa tra due diverse civiltà, con una lingua rimasta immutata da più di mille anni, ed usata dagli Skalden, i poeti, per tramandare le saghe e le leggende nordiche. Si dice che gli islandesi di oggi, possano tranquillamente leggere e capire un testo antico, perché  nulla è mutato.
E' un luogo che pur tecnologicamente avanzato, si guarda bene dal disturbare o importunare i suoi elfi che vivono nascosti in mezzo alla natura.
Non serve verificarne la presenza; ci si crede e basta, poiché è un fatto naturale ed incastonato nel loro DNA.
Bello questo lato romantico del popolo del fuoco e del ghiaccio.
Bello che qui, in questo luogo isolato dal resto dei continenti vicini, ci sia qualcuno che non sposta le pietre in giardino perché potrebbe distruggere la casa di un elfo.
D'altronde, in un paese dove il fenomeno della Fata Morgana è più che attivo e rende visibili cose che non esistono, perché non si dovrebbe credere a creature nascoste?
Contribuisce a farci rimanere un po' bambini, o a crescere meglio e qui, nella frenetica Europa o al di là del mare, nei nevrotici States, ce n'è tanto bisogno.